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La chiesa di Santa Maria d’Isana.

Sorge nel cortile di una cascina, denominata Cascina di Isana e di proprietà della famiglia Camoriano. La costruzione dell’edificio risale alla prima metà del XII secolo e, con probabilità, venne riedificata dall’Ordine dei Templari su preesistenze significative. I Templari ebbero ad Isana una importante "mansio". In un documento del 1208 si dice che una monaca aveva portato in dote al convento di Rocca delle Donne appezzamenti confinanti con Sancta Maria del Tempio. In un documento del 1222 viene menzionata la chiesa col titolo di Domus Sancte Marie de Ysana. La Domus d’Isana dipendeva dal priorato templare di San Giacomo di Vercelli ed era importante per la posizione strategica sulle strade di quei tempi. Sorgeva, infatti, sull’antica via Liburnasca, una strada percorsa da pellegrini e mercanti, originaria di un’antica strada romana. Quando fu abolito l’ordine dei Templari la "mansio" di Santa Maria di Isana passò, con il medesimo titolo, agli ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme (Gerosolimitani). Sulla cuspide del tetto della facciata ovest spicca la croce tipica dei Templari a coda di rondine, detta "delle otto beatitudini". Sulla facciata a ponente vi è traccia di una meridiana, mentre sul lato a mezzogiorno c’è una meridiana ad ore francesi, astronomiche. Posta sopra l’altare si ammira la statua della Madonna di Isana con in braccio il Bambino. La statua risale probabilmente alla fine del Seicento e venne posta in sostituzione di antichi affreschi. Sotto il pavimento, per tutta la lunghezza dell’edificio, scorre il rigagnolo di una sorgente. Ogni anno il 15 di agosto, festa della Madonna Assunta, si svolge una processione in aurora da Livorno Ferraris ad Isana, una tradizione che si tramanda da tempi molto antichi.


La frazione Castell’Apertole.

La frazione Castell’Apertole è situata nella zona cosiddetta delle "Grange". Le Grange, nel XV e XVII secolo, erano le fattorie dei monasteri e quelle sorte in questa zona del vercellese appartenevano alle abbazie di San Genuario e di Santa Maria di Lucedio. Il latifondo delle Apertole comprendeva sette Grange: Il Castello, Michelina, Mandrietta, Mandria, Dosso dei Bruchi, Cascina Nuova, Monte San Pietro. Nel corso dei secoli il latifondo fu ceduto alla Comunità di Livorno, che, nel 1695, lo fece passare ai Savoia. Nel Settecento i Savoia adibirono parte degli edifici a residenza di caccia, tra cui il fabbricato del castello; altri edifici vennero invece utilizzati per l’allevamento dei cavalli e dei cani da caccia. A seguito delle vicissitudini legate all’arrivo dei Francesi, il tenimento delle Apertole fu dichiarato bene nazionale e solo nel 1814 tornò nelle mani dei Savoia. Da allora, il tenimento cambiò diversi proprietari all’interno di Casa Savoia e, nel 1831, divenne di proprietà della Regina Maria Cristina Tersa di Borbone di Sicilia. A lei è dovuto il restauro della chiesa parrocchiale. Nel 1923 il tenimento venne ceduto all’Azienda Immobiliare Vercellese, che, nel 1931, lo scompose in otto lotti indipendenti per far fronte alla crisi risicola ed investire. Dal 1956 la Tenuta Castell’Apertole è di proprietà della famiglia Boggio Sella. Recentemente la frazione è stata oggetto di lavori di riammodernamento ed adattamento e vi sorgono un bed and breakfast, un bar, una piscina e luoghi per lo svago.


La chiesa di San Rocco.

Nel 1730 Re Carlo Emanuele II fece costruire la chiesa parrocchiale, dedicata a San Rocco. Il campanile risale invece al 1782. La chiesa fu molto cara alla Regina Maria Cristina, moglie di Re Carlo Felice. Si tramanda che in un’urna all’interno della chiesa siano riposte le reliquie di Santa Cristina di Bolsena.


La Tenuta Murone

La Tenuta Murone è situata sulla strada che conduce verso Trino. È un tipico esempio di cascina da riso. Su una parete del portone di entrata campeggia un bassorilievo di Ernesto Montù, proprietario della Tenuta nel corso dell’Ottocento e padre dell’ing. Carlo, figura politica e militare di una certa rilevanza, allievo di Galileo Ferraris e autore della Storia dell’Artiglieria Italiana. L’attuale Tenuta è composta da una parte a corte chiusa, in cui sono state ricavate le abitazioni, e una parte aperta, dove sorgono l’essiccatoio, il vecchio stabilimento per la lavorazione del riso e il dormitorio delle mondine. Negli anni la struttura della Tenuta è molto cambiata rispetto alla sua costituzione originaria. Un tempo nei pressi dell’ingresso sorgevano le case dei salariati, del lattaio e del fornaio. Esisteva pure la ghiacciaia: una cupola di cemento al cui interno si conservavano, ricoperte di lolla, le lastre di ghiaccio ottenute durante l’inverno. Visibili e visitabili ancora oggi, anche se non più utilizzati, sono la chiusa oltre la quale l’acqua scende a cascata, azione che un tempo permetteva di far girare la ruota del mulino, lo stabilimento per la lavorazione del riso (impianto costruito nel 1906) e il peso, l’apparecchiatura tramite cui venivano pesati i cereali. Inoltre sono caratteristici alcuni vecchi segnali stradali sui cui sono segnati i km per raggiungere diverse città. Nella parte esterna della Tenuta si trovano l’essiccatoio e l’aia dove, su delle lastre di pietra, una volta veniva asciugato il riso. Nei terreni intorno alla Tenuta sono stati rinvenuti reperti archeologici di epoca romana.


La Tenuta Torrone della Colombara.

La Tenuta Torrone sorge nella frazione Colombara, che si trova nella piana risicola vercellese, nella zona denominata delle "Grange". In un elenco di edifici del 1595 il Torrone della Colombara viene indicato come residenza principesca. Nel 1612 si ha notizia di un ampliamento. A contraddistinguere la Tenuta è la sua costruzione centrale, a corte chiusa con i due torrioni laterali. Un disegno planimetrico del 1721 la rappresenta con il castello quadrato frammentato. Il completamento dell’ampliamento avvenne nel 1875, come risulta dalla facciata; mentre il completamento della ristrutturazione dei fabbricati avvenne nel 1898. I fabbricati furono oggetto di modifiche tra il 1920 e il 1950. Alcune parti vennero demolite, altre modificate per essere adattate alle nuove tecniche di coltivazione. Vennero realizzate le aie, il dormitorio delle mondine, l’essicatoio e altri magazzini per il risone. La chiesa che si trova nella frazione risale al 1500, nel 1571 venne costituita come parrocchia. Il primo proprietario della Tenuta fu, a partire dal 1600, il Marchese di Pianezza, poi si avvicendarono diversi proprietari e, dal 1934, la famiglia Rondolino. Dal 2004, con l’interessamento di Mario Donato e la volontà della famiglia Rondolino, alcuni ambienti della Tenuta sono stati utilizzati per realizzare la ricostruzione di ambienti di vita contadina di un tempo. Inoltre, in un altro locale della Tenuta, è stata portata e ricostruita la bottega del fabbro Elio Mattea, che un tempo si trovava in paese. Anche nel dormitorio delle mondine è stato ricostruito l’aspetto di un tempo.


Testimonianze storiche del passaggio di pellegrini in territorio livornese.


  1. La chiesa di Sant’Emiliano: (oggi non più esistente), situata nella zona nord del paese in direzione Cigliano-Ivrea, era affidata alla prevostura dei monaci di Sant’Egidio di Verres (Aosta).

  2. L’hospitalis Sancti Joannis: (ospitale di San Giovanni, oggi non più esistente) si presume fosse situato nelle vicinanze dell’attuale Frazione Colombara. Affidato all’Ordine Gerosolimitano, che si occupava di assistenza ai pellegrini. Gli ospitali erano luoghi deputati a fornire ospitalità e assistenza ai pellegrini, in particolare a quelli poveri o agli ammalati.

  3. La chiesa di Sant’Andrea: sorge all’interno del cimitero del paese. In origine cella romanica benedettina (i monaci benedettini si occupavano dell’assistenza ai pellegrini e ai viandanti) che fu costruita all’esterno del Borgo di Livorno. I primi documenti che ne danno notizia risalgono al 1151 e la indicano come appartenente all’abbazia di San Genuario. Sotto l’intonaco dell’abside sono stati ritrovati quattro affreschi tardo gotici su cui ci sarebbero alcuni antichi graffiti attribuibili a pellegrini di passaggio e a soldati.

  4. La chiesa di San Bernardo: San Bernardo di Chiaravalle dettò la regola dei Templari. La devozione verso questo Santo a Livorno Ferraris ha origini medievali, come testimoniano anche gli Statuti del 1332. La chiesa sorge in una zona che, si dice, un tempo fosse collegata ad Isana.

  5. La chiesa di Santa Maria di Isana: sorge all’interno dell’omonima cascina. Alcuni documenti del XIII secolo testimoniano che appartenne ai Templari e un documento del 1208 menziona una "mansio templi" situata non lontano dalla strada che da Vercelli, passando per Chivasso, giungeva a Torino, detta Strada Liburnasca. È testimonianza di luogo di ospitalità per i pellegrini, edificata in una zona già densa di significato. Il materiale utilizzato per la sua costruzione ha fatto ipotizzare a molti storici che nella zona già esistesse un importante insediamento di età romana, poi acquisito dai Templari.




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